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Cuba è stato il nostro primo viaggio oltreoceano, abbiamo deciso con molto preavviso questo viaggio e nell'attesa la curiosità e le aspettative si sono fatte sempre più grandi. Non appena sono finiti i corsi della scuola siamo partiti: Io, Sabrina, Fabio e Roberta. La presenza di Fabio con il suo pallino delle pianificazioni, la conoscenza della lingua e l'esperienza di viaggi ci ha resi sereni e fiduciosi che tutto sarebbe andato per il meglio.
Detto e fatto, cinque giorni a Cayo Largo in un villaggio "All inclusive" affacciato ad un mare indescrivibile ci hanno fatto dimenticare subito lo stress delle giornate in Italia. Alla fine del quinto giorno eravamo pronti per il tuffo nell'umanità cubana, alla scoperta del popolo di cui avevamo tanto sentito parlare, della loro cordialità, cultura e passione per il ballo e la musica.
Già dal primo giorno all' Havana abbiamo capito che questo popolo è certamente molto socievole e incline all'incontro e all' amicizia, povero, ma intelligente e ha saputo sfruttare l'enorme diversità economica che lo separa da qualsiasi turista in visita a Cuba, la richiesta di soldi è quindi diventata una normalità ossessionante per tutti gli stranieri e in particolare per gli italiani che a detta loro sono molto più cordiali e disposti al dialogo rispetto ad altri turisti.
A parte questo aspetto spiacevole ma comprensibile, abbiamo trovato molte conferme di ciò che sapevamo dei Cubani e soprattutto molte conferme sul nostro modo di ballare e insegnare la salsa cubana. Ci ha colpito molto l'orgoglio che suscitavamo in loro quando ci vedevano ballare salsa, erano entusiasti perché ballavamo la loro musica, ci venivano a salutare a complimentarsi come se ci fossimo sempre conosciuti mentre all'inizio ci guardavano con una certa indifferenza.
Così è stato un po' in tutta l'isola: alla "casa della trova" a Trinidad come al "Rincon del Fili" (circolo dei madrigalisti) Di Santiago e al "Santa Rosalia" dell'Havana dove hanno voluto che ci esibissimo al centro della pista.
Abbiamo girato in auto l'isola fino a Santiago de Cuba patria del Son e della povertà cubana, abbiamo incontrato persone che hanno tentato di fregarci ed altre che ci sono riuscite, ma tutto sommato abbiamo trovato un popolo che sa comunicare, e vive la musica e il ballo come un mezzo per far festa, per stare insieme, per alleviare le fatiche della vita, per assaggiare la gioia di un momento.
E' proprio per questo semplice modo di vivere il ballo che abbiamo visto persone ballare su ogni tempo musicale senza darsene peso, ballare bene e ballare male, con passione e trascuratezza, ma in tutti abbiamo notato la voglia di vivere la musica, di interagire con essa e con i musicisti che la suonano, lasciandosi trasportare dai ritmi e dalla melodia. Un grande insegnamento che spesso anche chi è stato a Cuba dimentica velocemente, ballare è come suonare, muovere il proprio corpo per unirlo alla musica, per interpretarla, per poter dialogare con e attraverso essa.
La musica è una colonna sonora costante nella vita dei cubani, in ogni luogo si sente musica, e spesso si ha l'impressione che non ci sia cubano che non sappia suonare qualche strumento.
Nella "casa della trova" (specie di circolo dove o giochi a carte o canti, balli e suoni, ma siccome le carte non ci sono….) la gente ascolta musica,la balla, racconta delle storie mentre l'uno o l'altro suona, poi si alza un tipo che integra il pezzo con dei ritmi (io penso sarà un musicista anche lui… no! È quello che abita la casa di fronte, avrà 85 anni e non capisce nulla di pentagramma e spartiti musicali, ma suona…e bene! ) poi si siede e attacca un altro, questa volta è un po' moscio,tutti gli danno contro lui se ne frega ma un' altro gli prende le maracas e continua con più vigore, gli animi si rilassano e tutti ridono. Il padrone di casa passa alla "pegna" (offerta libera per i musicisti ?!?!) noi diamo un dollaro che equivale ad una settimana di stipendio per un cubano, è il minimo che posso dare per uno spettacolo del genere molto meglio del film "buena vista social club" .
Siamo nella piazza dell'Havana vecchia un quartetto sta incominciando a suonare e al contrabbasso si rompe una corda, il musicista gira l'angolo della piazza e torna con un altro contrabbasso (ha fatto prima a trovare lo strumento che a riparare la corda) io ho pensato magari abita proprio dietro il palazzo…. Macchè è più facile vedere uno strumento musicale a casa di un cubano che un pezzo di pane; Ma non è finita! Mentre suonano osservo due giovani che attraversano la piazza passando davanti al quartetto, uno dei due saluta, si ferma, prende le maracas comincia a suonare e cantare un pezzo, poi lascia li tutto e continua ad attraversare la piazza con l'amico che l'ha aspettato. Non ha chiesto se gli altri conoscevano il pezzo,ne se poteva cantare, non si è messo d'accordo, è stato tutto.... NORMALE! , semplice.
I cubani...... robe da matti!.....
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